Valle di Schievenin rastrellamentoi del Grappa 1944 - Lotta Partigiana



VALLE DI SCHIEVENIN FIACCOLTA 
4 OTTOBRE 2014





Questa Fiaccolata la dedichiamo a tutte le donne che hanno sofferto durante il Rastrellamento del Grappa per la perdita di un figlio, del padre,  di un fratello, di un marito e di tutte le donne che sono state uccise e torturate durante la Seconda Guerra Mondiale.

Inizieremo leggendo alcuni brani su quello che successe a Schievenin nel settembre 1944  per poi dar lettura di una testimonianza molto dolorosa sui fatti avvenuti il 22 e 24 settembre del 1944 a Schievenin.
In seguito leggeremo altri brani e poesie che descrivono situazioni e testimonianze di fatti avvenuti nel resto d'Italia che ci fanno capire quanto dolore ci sia stato negli uomini e nelle donne che hanno vissuto in quegli anni.

Dobbiamo pertanto ricordare il passato non per aumentare l'odio tra gli uomini ma per costruire un legame piu' stretto. Proprio da questa valle dove regna sovrano il silenzio si alzi un grido di pace e la luce delle nostre fiaccole illumini la mente degli uomini perche' si
costruiscano ponti tra i popoli invece che barriere.





Operazione Piave. L'assalto sul lato nord del Grappa di Sonia Residori da Il massacro del Grappa



“Il 22 settembre il colonnello Dierich fece distruggere tutta la frazione di Schievenin ad eccezione di due case, dove si erano insediate le truppe tedesche e la chiesa, e due giorni dopo la località  Costa Caorera di Schievenin, per un totale di 60 case bruciate e altrettante famiglie senza un tetto. Quattro uomini del paese, Giuseppe, Bernardo, Giulio e Angelo Schievenin vennero uccisi dopo essere stati usati come ostaggi, e fu dato il permesso di seppellirli solo il 26 settembre, “dopo quattro giorni in cui rimasero sul luogo dell'esecuzione sotto la pioggia e lo scorrere dell'acqua”.”


Cosi' viene succintamente descritto l'incendio di Schievenin in un rapporto della stazione CCRR di Quero:

Per rappresaglia, durante detti rastrellamenti, i tedeschi distrussero,mediante incendio, molte malghe di cui e' ricca la zona,fienili e casette di montagna di proprietà privata,sequestrando,inoltre,molto bestiame tra cui 500 pecore,un numero imprecisato di mucche,vitelli,suini.capre ecc che verranno poi caricati su camion e asportati, si ritiene in Germania.

Il 22 settembre 1944 e' stata bruciata da parte di reparti della SS tedeschi la frazione di Schievenin ed il 24 successivo la località di Costa Caorera di Schievenin. Furono distrutte 60 case di abitazione con tutto il mobilio,viveri, attrezzi agricoli e masserizie che contenevano e la popolazione fu costretta a trasferirsi in altri paesi vicini”



Tratto da Capovilla Lorenzo e De Santis Giancarlo “Sui sentieri dei partigiani nel massiccio del Grappa” Cierre Edizioni  gennaio 2006 pag 144

Da PARTIGIANE DELLA LIBERTA -Grafico editore F.lli Spada -Ciampino-Roma





L'ultimo gesto di Genny Marsili di Pierto Calamandrei da un discorso celebrativo della Resistenza



“....e viene in mente l'episodio di un'altra persona umile. Genny Marsili, una giovane donna di Pietrasanta, vedova di un dispero in Russia, che si trovava sfollata a S.Anna, quando il 12 agosto del 1944 passò la furia dei tedeschi: quando anch'essa, con la folla delle altre vittime condannate al rogo, si trovò spinta in una stalla con il suo bambino al collo, e capì quale stava per essere la loro sorte, non ebbe altro pensiero che di salvare la sua creatura. Scorse, proprio vicino alla porta, dietro il battente, un incavo nel muro, una specie di nicchia per posarvi gli attrezzi; come un lampo vi gettò il suo bambino, che infatti fu raccolto più tardi orrendamente ustionato, ma si salvò, e in quell'inferno, tra gli spari e le invocazioni di dolore e di spavento, si fece avanti fino alla porta che  stava per chiudersi, si tolse uno zoccolo e lo scagliò contro le SS. Allora dai finestrini entrarono in azione i lanciafiamme, e tutto fu un mare di fuoco.”


Genny MARSILI, trucidata a Sant'Anna di Stazzena



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Verso la fine di aprile la razione giornaliera di pane, già tanto scarsa, venne ridotta a Roma a cento grammi. La mattina del 21 aprile un gruppo di donne rimaste prive anche della misera razione, perché il forno mancava di farina, lascio esplodere l'esasperazione per tanto tempo repressa e gridò a via Candia la sua indignazione contro gli affamatori. Numerose altre madri di famiglia, che si aggiravano a quell'ora sulle strade del quartiere Trionfale nell'ansiosa e vana ricerca di cibo, si univano alle dimostranti. Il primo gruppo divenne una fiumana che si diresse prima verso la delegazione del governatorato, poi verso i forni del rione, gridando la propria indignazione ed il proprio odio contro i tedeschi e contro i fascisti. L'esempio fu presto seguito dagli altri rioni e manifestazioni per il pane si moltiplicarono in tutta Roma, dando serie preoccupazioni alla polizia nazifasista. Le manifestazioni di ripeterono quando si seppe che vicino a Ponte Milvio, nella tenuta del principe Aldobrandini, si trovava un deposito di grano sottratto per i tedeschi. La notizia esasperò le donne che non esitarono a dargli l'assalto. Per più di un'ora le donne resistettero alle forze di polizia che volevano difendere l'ingresso della tenuta, e non desistettero nemmeno quando queste cominciarono a sparare. Solo l'intervento di grossi rinforzi armati poté allontanarle.

Alcuni giorni dopo, durante un'altra manifestazione, morì abbattuta a colpi di fucile mitragliatore la popolana Caterina Martinelli, del quartiere Tiburtino, madre di sei creature. Con il sangue le donne romane difesero dalla fame i loro bambini: infatti, dopo questo susseguirsi di agitazioni, i tedeschi non poterono attuare la progettata decisione di diminuire ancora la razione di pane.”



 Sulla lapide in suo ricordo si legge”Io non volevo che un po' di pane per i miei bambini. Non potevo sentirli piangere tutti e sei insieme. Caterina Martinelli”.


















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