VALLE DI
SCHIEVENIN FIACCOLTA
4 OTTOBRE 2014
Questa Fiaccolata la dedichiamo a tutte le donne che hanno sofferto
durante il Rastrellamento del Grappa per la perdita di un figlio, del
padre, di un fratello, di un marito e di
tutte le donne che sono state uccise e torturate durante la Seconda Guerra
Mondiale.
Inizieremo leggendo alcuni brani su quello che successe a Schievenin nel
settembre 1944 per poi dar lettura di
una testimonianza molto dolorosa sui fatti avvenuti il 22 e 24 settembre del
1944 a Schievenin.
In seguito leggeremo altri brani e poesie che descrivono situazioni e testimonianze di fatti avvenuti nel resto d'Italia che ci fanno capire quanto dolore ci sia stato negli uomini e nelle donne che hanno vissuto in quegli anni.
Tratto da Capovilla Lorenzo e De Santis Giancarlo “Sui sentieri dei
partigiani nel massiccio del Grappa” Cierre Edizioni gennaio 2006 pag 144
Sulla lapide in suo ricordo si legge”Io non volevo che un po' di pane per i miei bambini. Non potevo sentirli piangere tutti e sei insieme. Caterina Martinelli”.
In seguito leggeremo altri brani e poesie che descrivono situazioni e testimonianze di fatti avvenuti nel resto d'Italia che ci fanno capire quanto dolore ci sia stato negli uomini e nelle donne che hanno vissuto in quegli anni.
Dobbiamo pertanto ricordare il passato non per aumentare l'odio tra gli
uomini ma per costruire un legame piu' stretto. Proprio da questa valle dove
regna sovrano il silenzio si alzi un grido di pace e la luce delle nostre
fiaccole illumini la mente degli uomini perche' si
costruiscano ponti tra i popoli invece che barriere.
costruiscano ponti tra i popoli invece che barriere.
“Il 22 settembre il colonnello
Dierich fece distruggere tutta la frazione di Schievenin ad eccezione di due
case, dove si erano insediate le truppe tedesche e la chiesa, e due giorni dopo
la località Costa Caorera di Schievenin,
per un totale di 60 case bruciate e altrettante famiglie senza un tetto.
Quattro uomini del paese, Giuseppe, Bernardo, Giulio e Angelo Schievenin vennero
uccisi dopo essere stati usati come ostaggi, e fu dato il permesso di
seppellirli solo il 26 settembre, “dopo quattro giorni in cui rimasero sul
luogo dell'esecuzione sotto la pioggia e lo scorrere dell'acqua”.”
Cosi' viene succintamente descritto l'incendio di Schievenin in un
rapporto della stazione CCRR di Quero:
Per rappresaglia, durante detti rastrellamenti, i tedeschi
distrussero,mediante incendio, molte malghe di cui e' ricca la zona,fienili e
casette di montagna di proprietà privata,sequestrando,inoltre,molto bestiame
tra cui 500 pecore,un numero imprecisato di mucche,vitelli,suini.capre ecc che
verranno poi caricati su camion e asportati, si ritiene in Germania.
Il 22 settembre 1944 e' stata bruciata da parte di reparti della SS
tedeschi la frazione di Schievenin ed il 24 successivo la località di Costa
Caorera di Schievenin. Furono distrutte 60 case di abitazione con tutto il
mobilio,viveri, attrezzi agricoli e masserizie che contenevano e la popolazione
fu costretta a trasferirsi in altri paesi vicini”
Da PARTIGIANE DELLA LIBERTA -Grafico editore F.lli Spada -Ciampino-Roma
L'ultimo gesto di Genny Marsili di Pierto Calamandrei da un
discorso celebrativo della Resistenza
“....e viene in mente l'episodio di un'altra persona umile. Genny
Marsili, una giovane donna di Pietrasanta, vedova di un dispero in Russia, che
si trovava sfollata a S.Anna, quando il 12 agosto del 1944 passò la furia dei
tedeschi: quando anch'essa, con la folla delle altre vittime condannate al
rogo, si trovò spinta in una stalla con il suo bambino al collo, e capì quale
stava per essere la loro sorte, non ebbe altro pensiero che di salvare la sua
creatura. Scorse, proprio vicino alla porta, dietro il battente, un incavo nel
muro, una specie di nicchia per posarvi gli attrezzi; come un lampo vi gettò il
suo bambino, che infatti fu raccolto più tardi orrendamente ustionato, ma si salvò,
e in quell'inferno, tra gli spari e le invocazioni di dolore e di spavento, si
fece avanti fino alla porta che stava
per chiudersi, si tolse uno zoccolo e lo scagliò contro le SS. Allora dai
finestrini entrarono in azione i lanciafiamme, e tutto fu un mare di fuoco.”
Genny MARSILI, trucidata a Sant'Anna di Stazzena
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“Verso la fine di aprile la razione giornaliera di
pane, già tanto scarsa, venne ridotta a Roma a cento grammi. La mattina del 21
aprile un gruppo di donne rimaste prive anche della misera razione, perché il
forno mancava di farina, lascio esplodere l'esasperazione per tanto tempo
repressa e gridò a via Candia la sua indignazione contro gli affamatori.
Numerose altre madri di famiglia, che si aggiravano a quell'ora sulle strade
del quartiere Trionfale nell'ansiosa e vana ricerca di cibo, si univano alle
dimostranti. Il primo gruppo divenne una fiumana che si diresse prima verso la
delegazione del governatorato, poi verso i forni del rione, gridando la propria
indignazione ed il proprio odio contro i tedeschi e contro i fascisti.
L'esempio fu presto seguito dagli altri rioni e manifestazioni per il pane si
moltiplicarono in tutta Roma, dando serie preoccupazioni alla polizia
nazifasista. Le manifestazioni di ripeterono quando si seppe che vicino a Ponte
Milvio, nella tenuta del principe Aldobrandini, si trovava un deposito di grano
sottratto per i tedeschi. La notizia esasperò le donne che non esitarono a
dargli l'assalto. Per più di un'ora le donne resistettero alle forze di polizia
che volevano difendere l'ingresso della tenuta, e non desistettero nemmeno
quando queste cominciarono a sparare. Solo l'intervento di grossi rinforzi
armati poté allontanarle.
Alcuni giorni dopo, durante
un'altra manifestazione, morì abbattuta a colpi di fucile mitragliatore la
popolana Caterina Martinelli, del quartiere Tiburtino, madre di sei creature.
Con il sangue le donne romane difesero dalla fame i loro bambini: infatti, dopo
questo susseguirsi di agitazioni, i tedeschi non poterono attuare la progettata
decisione di diminuire ancora la razione di pane.”
Sulla lapide in suo ricordo si legge”Io non volevo che un po' di pane per i miei bambini. Non potevo sentirli piangere tutti e sei insieme. Caterina Martinelli”.
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